Hotel Bologna

A Bologna dopo il ‘Senza nome’ apre ‘L’altro spazio’: primo locale a misura di non vedenti

locandina bar senza nome

Nasce a Bologna il primo locale interamente a misura di non vedenti. Si chiama ‘L’Altro spazio’ e aprirà i battenti sabato 1 marzo dalle 19 nei locali che erano del Chet Baker, in via Polese 7/b. Menù in braille, mappe tattili, ma anche audiolibri e aperitivi al buio. Questi gli accorgimenti adottati all’interno di questo nuovo spazio, unico in Italia, per integrare differenti linguaggi, visivo, tattile, verbale e non.

Funziona così: ai non vedenti viene consegnata una mappa tattile del locale per orientarsi, mentre bicchieri e posate hanno posizioni, forme ed etichette differenti così da poter essere facilmente localizzati. Nessun problema nemmeno per quel che riguarda le ordinazioni: i sordi avranno una bacheca con biglietti prestampati, mentre per i ciechi menù scritti in Braille. E ancora: audiolibri, giochi e mostre tattili. Inoltre, due volte al mese saranno organizzate cene e aperitivi al buio, corsi e incontri di sensibilizzazione sul linguaggio, al Braille e al Lis tattile. Anche la musica sarà protagonista del locale, con concerti jazz a cui parteciperanno, una volta al mese, artisti internazionali. All’ingresso poi un dispositivo in Braille raccoglierà tutti i suggerimenti che ciechi e sordociechi vorranno lasciare. E In cantiere c’è anche l’idea di un dehor per ospitare i cani guida.

Un nuovo e importante traguardo per Bologna, secondo solo in ordine di arrivo ad un’altra bellissima iniziativa sempre realizzata dall’associazione Farm, quella del locale aperto in via Belvedere 11/b e gestito da due ragazzi sordi, il “senza nome”. Un ambiente nato per integrare linguaggi differenti, che si sviluppa su due piani, con saletta fumatori e spazio all’aperto d’estate. Quando entri le alternative sono due: mettersi in gioco e sperimentare la lingua dei segni (attaccate alla porta d’ingresso ci sono le foto di come si dicono piatti e bevande in Lis) ottenendo un piccolo sconto sull’ordinazione, oppure staccare da una bacheca (chiamata ‘l’angolo del cocciuto’) il bigliettino relativo al piatto o bicchiere che si vuole ordinare e portarlo direttamente al bancone. Tante poi le iniziative: dalle cene a cappello in cui lo chef propone i propri piatti, alle merende domenicali fino ad un vino prodotto da un’azienda agricola gestita anche da alcune persone sorde