Il kako a colazione

Rinnegato il Vino di Famiglia
15 ottobre 2018
I prossimi concerti a Bologna
1 novembre 2018
Show all

Quando arrivano i cachi.

L’inverno sembra lontato con queste temperature.
23 gradi, eppure Novembre è alle porte, ma non siamo qui per parlare di cambiamento climatico, siamo qui per parlare della obontà dei kaki!
Uno dei miei frutti preferiti e rimango stupito quando i clienti mi chiedono incuriositi di che frutto si tratta.
Il caco, come tanti tanti tanti frutti è di origine cinese ed è una delle prime piante coltivate dall’uomo.
Importato prima nelle americhe, poi in Europa, dove venne classificato intorno alla fine del ‘700.
Da allora il frutto è stato coltivato in particolare nell’area meditteranea, con grande successo in Sicilia, e nel napoletano, dove è chiamato legnasanta. L’origine del nome sta nel fatto che è possibile, una volta aperto il frutto, scorgere al suo interno una caratteristica immagine del Cristoin croce.
Ovviamente anche in Emilia coltiviamo cachi, in particolare stiamo riprendenrelo la produzione del “frutto antico” cacomela.
Frutto che adoro, bello, profumato, gustoso, resitente, comodo!
Al Touring Hotel di Bologna in questo periodo a colazione proponiamo caco italiano, prodotto in Romagna nella zona di Cesena.
Abbinato alla crema di formaggio e un pancake diventa una colazione golosissima!

Ah una cosa…la pianta non chiamatela caco, kako è il frutto mentra l’albero si chiama diosporo

Vi copio questo articopo bellissimo, sempre sul caco.

Sull’albero completamente spoglio e rinsecchito, è rimasto appeso un caco. È lì da settimane, solo come un impiccato, che oscilla al triste vento di gennaio. Niente che lo faccia cadere, nessuno che si prenda la briga di coglierlo. L’albero è un caco vaniglia, la qualità più fine, è già prima che i frutti fossero per bene maturi era già stato diligentemente depredato dai ciclisti di passaggio e dai ragazzini che mettono su dei banchetti per venderli ai ciclisti troppo pigri per andarseli a prendere da soli. Ma quello non lo ha voluto nessuno, nessuno ha osato, resta lì a dondolare, neanche fosse un monito.
Mangiavo cachi da bambino, ora non più, e non sarò io a liberarlo dall’umiliazione di quella gogna. Mangiavo un caco ogni mattina alla sua stagione, lo andava a prendere mio nonno Garibà sull’albero nell’orto, facevamo colazione assieme quando in cucina non c’era ancora nessuno, mi svegliava per questo al buio delle cinque del mattino. Un caco vaniglia, un uovo scottato bevuto dal foro, lui un bicchiere e io un dito di vino. Perché crescessi forte e bene, per non mettere mai piede da un dottore, per stare insieme io e lui da soli senza le donne intorno a chiacchierare. Lui non parlava, mi guardava e bastava. È morto che andavo in prima media, senza mai essere stato malato un giorno solo. Ed è un bel po’ di tempo che io non voglio più crescere forte e sano, e voglio andare dai dottori, e voglio chiacchierare con le donne. E non toccherò mai più un caco vaniglia per quanto dura la mia vita.

Rif: https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/20/il-caco-dimenticato-sullalbero/871404/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi